E veramente questa volta, dopo la lunga tregua concessa agli studii di agronomia e di filosofia sociale, l’amore si annunziava al professore molto diversamente da quello che era apparso allo studente; dava all’agronomo, dava al filosofo lusinghe affatto dissimili, salvo in questo che erano innocenti del pari. — A diciasette anni — se lo ricordava ancora! — Silvio aveva amato una donna di trentacinque, bella e piena di giudizio; l’aveva amata perchè a quell’età si ama l’avvenire, e l’avvenire a quell’età è l’amore. Non così ora, lo sentiva bene — ma sarebbe stato imbarazzatissimo a dire com’era. Ecco: era come se, dopo aver camminato lungamente, senza riflettere, per vie ignote e faticose, si arrestasse a un tratto a guardarsi intorno, e tentasse invano di riconoscere i luoghi e sè stesso — ed era come se Beatrice pigliasse per mano questo povero Dante della commedia umana e gli dicesse: «Amami, e ritroverai te stesso e avrai potenza di arrestare il tempo che t’inghiotte.»

Nulla di ciò che poteva offendere l’amicizia appannava la lucentezza di quell’amore, che nasceva appena e già sembrava essere sempre stato. Silvio si era fatto delle domande brutali, e la coscienza, dopo averlo torturato un istante, gli aveva risposto tranquillamente: «Amali. Sì, amali! Lei e lui, entrambi; confondili nella segreta adorazione dell’anima tua, veglia tu sulla loro felicità.»

Silvio, quella notte, poichè ebbe così sognato lungamente ad occhi aperti, si addormentò, continuando il suo sogno. Ma egli era levato prima del sole e pensava a suo fratello.

L’amoroso egoismo lo aveva trattenuto abbastanza; ora si accusava di non aver quasi pensato a quel povero padre agonizzante sul limitare d’un altro amore.

Si vestì in silenzio, aprì l’uscio, e guidato dalla luce crepuscolare, attraversò lo stanzone in cui giacevano confusamente i pastori mezzo sepolti nella paglia. La porta dello stazzo era chiusa con una stanga; egli l’aprì senza far rumore, e venne all’aperto. L’aria era rinfrescata da un venticello che correva in silenzio sulla campagna nuda; una pecora belava sommessamente nel vicino chiuso senza risvegliare il mastino di guardia; le ultime stelle rimaste accese nel cielo, lasciavano cadere un raggio melanconico.

Silvio aprì il petto largamente a quell’aria mattutina, e disse ai campi una nota della musica che gli empiva il cuore; una parola, un nome: Beatrice!

— Silvio! mormorò una voce accanto a lui.

Si volse — gli stava dinanzi suo fratello.

— Non ho potuto dormire, disse Giorgio, stanotte la mia capanna era piena di melanconia; Su Mazzone è di malumore, perchè Mariantonia ritorna a Tempio col suo fidanzato; ma ora dorme almeno; a me non è stato possibile; il cuore mi ha servito tutto ieri, oggi si vendica.

— Povero Giorgio!