— Non mi compiangere, fratello mio; io sono contento; tutto va bene; mia figlia non mi conosce, e non sospetta di nulla — mi torneranno le forze, verrò a vedervi.

Silvio aveva gettato un braccio al collo del fratello, e cercava di condurlo verso la capanna, per parlare a Su Mazzone, ma Giorgio non faceva un passo.

— A quest’ora, disse Silvio, Su Mazzone è sveglio, andiamogli incontro.

— No, rispose Giorgio, egli verrà qui; eccolo!

Infatti il bandito svoltava allora dal muricciuolo d’un chiuso; camminava diritto, guardando innanzi a sè, e Brigadiere spiccava salti per mettere la testa sotto le mani del padrone, che penzolavano senza carezze.

Il bandito s’avanzava, svegliando intorno a sè le rondini e le cingallegre che si levavano a volo con un grido di festa; un momento dopo, vide i due fratelli, e gridò loro Buongiorno affrettando il passo e sorridendo; comprendeva che il suo piccolo dolore non aveva diritto di manifestarsi dove era un padre messo a quella tortura.

I tre amici, andando su o giù senza scostarsi dalla casa, perchè Giorgio voleva essere là quando sua figlia affacciasse il visino bianco alla finestra, combinarono lungamente il da fare.

Poco dopo i giovani pastori uscirono dallo stazzo, colle teste ravvolte ancora nelle pezzuole, e colle festuche di paglia attaccate al cappotto; per scuotersi il sonno di dosso, si davano a vicenda gran palmate sulle spalle; i greggi si svegliavano nei chiusi empiendo l’aria di belati e di muggiti, e i mastini aggiungevano le loro grosse voci al concerto.

Nessuno avrebbe potuto trattenere il sonno in quel frastuono. Infatti pochi minuti dopo, erano tutti nel cortile, o alle finestre che si spalancavano rumorosamente; Bastiana, Anna Maria, Nicoletta, Giannandrea il Lungo, Ciccito Scano e gli altri. Una finestra sola non si aprì, e Beatrice venne sull’uscio, con suo marito, ad annunziare che Angela dormiva ancora.

Ma quando arrivarono i pastori con le gran tinozze di latte appena munto, la finestra si aprì, e Angela si affacciò a chiedere la sua porzione.