— Non vi avevamo rinunziato, osservò Cosimo, ora tu sei ingiusta con te stessa...
— Ora tu sei un poco ipocrita, ribattè Beatrice.
La rana venne un’altra volta in casa dei buoni signori, la vigilia della rappresentazione a beneficio di babbo Nicola.
Nel manifestino che andava distribuendo, l’Alcide prometteva al colto pubblico ed all’inclita guarnigione di piantarsi ritto sull’arena e di non lasciarsi smovere da un torello sardo, che tirasse con tutte le sue forze, prometteva inoltre di sparare una cannonata reggendo il cannone sulle braccia. Beatrice quel giorno fu generosa coll’Alcide, ma si scusò di non assistere alla rappresentazione.
— Non posso, disse; e poi le cannonate mi fanno paura.
— Te lo diceva io, osservò Nenna, se sanno che spari il cannone, nessuno viene in teatro; tutti si turano le orecchie, quando Giovanna fa l’esercizio militare sul cavallo e poi spara il fucile, pensa!
Nenna tornò un’ultima volta nella casina del mulino a vento, e fu dopo l’ultima rappresentazione, quando si doveva imbarcare per Livorno; ma fu ricevuta da Ambrogio, il quale consegnò alla ragazza un cartoccio di confetti e un borsellino, a nome della contessa che non aveva potuto aspettarla in casa, perchè aveva dovuto andare lontano...
Essendo inutile continuare la bugia, poichè tanto tanto la ragazza non chiedeva della contessa, ed era occupata a tastare il cartoccio e il borsellino, il vecchio Ambrogio s’interruppe.
— La signora contessa, soggiunse, dice di scriverle quando avrai bisogno di qualche cosetta e di non dimenticarti di lei.