«Ricordati,» disse quel bacio. E quel medesimo bacio rispose: — lo sai bene come t’amo!

— Sì, sì, lo so, Angela cara!

La diligenza cominciò la discesa tortuosa, e Silvio rimase appoggiato al parapetto di sasso, che domina la splendida vallata.

Egli seguiva come istupidito il grosso carrozzone, che si portava via, frettoloso, tutta la festa del suo cuore, scomparendo ogni tanto, in lontananza, dietro gli ulivi, riapparendo più giù, annunziato dal rumore dei sonagli e da una pezzuola bianca sventolata ad uno sportello.

Silvio accompagnò così la diligenza fino al fondo della vallata, poi la perdette di vista, poi la rivide come un punto sullo stradone di Codrongianus. Da un pezzo non iscorgeva più nulla, e rimaneva ancora dinanzi al parapetto.


Rimasto solo, il suo primo pensiero fu che avrebbe potuto egli pure andare ad Iglesias cogli amici; che Speranza Nostra avrebbe sopportato benissimo quindici giorni di assenza, od anche un mese, tanto più che Giovanni sapeva il fatto suo e pur d’istruirlo a dovere....

Silvio pensò sul serio tutte le raccomandazioni che avrebbe dovuto dare al cuoco per potersi pigliare un poco di vacanza, e non permettere alla sua fidanzata di andarsene sola. Quando ebbe pensato molto, ed accomodato ogni cosa, si svegliò come da un sogno, e disse: a quest’ora sono a Codrongianus. Volse le spalle alla vallata, e tornò a Speranza Nostra, dove l’aspettava un compagno di sventura. Il cuoco era sull’uscio di casa, ed aveva il faccione tondo spartito dal suo sorriso enorme — non penava niente affatto.

— Sono andati? domandò allegramente, e non ricevendo risposta e non ne aspettando, soggiunse confidenzialmente: ma torneranno! e faremo le nozze quest’estate.

Il professore credette che parlasse di Angela, e si meravigliò che Giovanni ne sapesse più di lui; ma guardando in faccia il cuoco, si ricordò il frammento di dialogo inteso nella viottola e comprese ogni cosa.