Silvio guardò fissamente in volto la sua bella comare e la costrinse ad arrossire.
— Comare mia, le disse melanconicamente; voi non sapete nascondere la verità; subito vi piglia la paura di dire una bugia.
— Compare mio, mormorò Beatrice, stringendogli la mano; vi assicuro che dorme.
— So tutto, insistè Silvio freddamente; l’ingegnere mi ha scritto.
— Vi ha scritto! Ha proprio perduto la testa... Ma quello che non vi avrà detto lui ve lo dirò io, ve lo diremo noi; a noi presterete fede, compare mio? ebbene, non ci è nulla, altro che una di quelle vampate di un’ora... una ragazzata... Appena essa vi vedrà, sarà tutto finito, e quando saremo a Speranza Nostra non ce ne ricorderemo neppure... giusto per questo Cosimo voleva partire la settimana ventura...
Silvio, volendo salvare almeno la propria dignità, sorrideva e crollava il capo.
— Angela dorme? domandò dopo un breve silenzio.
— Ve lo assicuro.
— Grazie, sono contento che dorma; addio, comare mia, vado in cerca di Cosimo...
— State allegro, compare... io non posso venire con voi perchè questo piccolo monello mi sente anche dormendo; se lo abbandono si sveglia, è pieno di giudizio...