Il professore aprì lo scartafaccio, e declamò con accento magnifico:

Ecco la tomba, ecco l’altar che deve

Del mio sangue bagnarsi....

— «Paolo e Francesca, soggiunse cambiando tono, così almeno uniti.» È troppo poco essere uniti così.

— Lei qui! esclamò l’ingegnere Marini, entrando in platea.

Egli aveva l’aria di affrettare il passo, ma impiegò in realtà un poco più del tempo necessario ad attraversare il camerone, e giunto sul palco scenico aveva la faccia accesa come se arrivasse di corsa e di lontano.

— Scena quarta; l’ingegnere Marini e detto — disse il professore pigliando la mano che gli veniva offerta, e cercando cogli occhi una seggiola.

Più pratico del luogo, l’ingegnere corse a prendere due sgabelli fra le quinte.

— Quando è arrivato? domandò poi, tentando con poca fortuna la solita risatina d’uomo contento.

— Ho ricevuto la sua lettera, disse il professore con un sussiego da primo attore; e invece di mandarle la risposta, gliela porto io stesso.