— Come lo sa?

— Senti, Annetta, ho bisogno di parlare subito all’ingegnere Marini; vagli a dire che lo aspetto.

Annetta si lasciò pigliare nella trappola, e disse:

— Vado e vengo. Ha visto la signorina?

Siccome Silvio non rispose, Annetta alzò gli occhi al cielo congiungendo le mani, e scese in platea con evidente ripugnanza, perchè avrebbe preferito uscire da una porta in fondo o dileguare fra le quinte.

Scena terza — il professore solo.

Egli andò lentamente dalla bocca d’opera alla parete in fondo, dove si apriva un finestrone, e stette là, coi gomiti appoggiati al davanzale; gli sembrava di recitare la commedia davvero, e ripeteva fra sè e sè la frase con cui doveva accogliere il suo rivale. Le parole di Beatrice non gli lasciavano alcuna incertezza sulla propria dissavventura amorosa, ed era meglio così; pensava con raccapriccio alla parte che egli avrebbe dovuto fare, se fosse giunto impreparato dinanzi all’ingegnere, con tutte le sue illusioni di fidanzato maturo. Il cielo pietoso gli aveva risparmiato il ridicolo. — Grazie, cielo pietoso!

Disse queste parole con accento teatrale, e si voltò per assicurarsi che nessuno l’aveva udito. In teatro non c’era anima viva. Gli venne veduto uno scartafaccio sopra una mensola ed andò a prenderlo; lesse: «Aristodemo, tragedia di Vincenzo Monti.» Collo scartafaccio si battè la fronte, e domandò a sè stesso: — Ci è altro a fare? — Non rispose neppure, tanto era chiaro che non c’era altro. Se avesse tentennato ancora, un’occhiata ad una breve epigrafe scritta colla matita sul muro scialbato e chiusa fra quattro linee come in una cornice, avrebbe troncato ogni dubbio. La scritta diceva:

PAOLO e FRANCESCA
COSÌ ALMENO UNITI

Da principio il professore non intese bene in che modo Paolo e Francesca si unissero, ma notando che Paolo era scritto da una mano e Francesca da un’altra, e che almeno era sottolineato, ebbe un primo barlume della faccenda. La quale gli parve proprio chiara, quando sulla stessa parete, un po’ più sotto, vide accoppiati altri due nomi autografi: Angela Boni e Baingio Marini. — Nient’altro, ma bastava.