Ma quando Beatrice aveva dato un’occhiata rapida a tutto ciò e ripetuto senza entusiasmo che era un magnifico spettacolo, si affacciava di nuovo al parapetto per veder la grave àncora di ferro, che veniva su lentamente, come un gran mostro marino allettato dalla cantilena monotona dei marinai. Poi Beatrice si mosse, sollevò il capo e cercò Angela, la quale, ritta sopra un mucchio di cordami, guardava la città incendiata dal sole.
— Che cosa guardi, Angela?
— Guarda quella finestra, rispose la fanciulla, quella finestra laggiù; non pare che sia tutto in fiamme là dentro?
Silvio spiegò gravemente il fenomeno, dicendo che era il tramonto del sole, e Beatrice ed Angela voltarono verso di lui le faccie animate da un falso stupore. Alla luce di quei quattro occhi bellissimi che lo corbellavano, Silvio vide la propria sbadataggine e se ne vergognò più del necessario.
— Lo zio pensava ad altro, disse Angela, si è fatto rosso.
Infatti la faccia del professore era in fiamme, ma egli fu abbastanza pronto da darne la medesima spiegazione di prima collo stesso accento grave.
— Effetto del sole che tramonta! disse.
Beatrice rise per la prima volta, e Cosimo, invitato da quella musica che taceva da un poco, si avvicinò; ma sua moglie lo guardò e non rise più.
— Che cosa hai detto? domandò Cosimo all’amico.
La campana della partenza impedì la risposta.