L’àncora aveva toccato l’estremità della poppa e pendeva assicurata al suo uncino; le scale erano già tirate su, chiuso il parapetto, e il fumaiuolo della macchina cominciava a spingere in alto gran boccate di fumo. La Lombardia si mosse.
— Ci siamo! dichiarò Angela; e si portarono tutti istintivamente all’estremità di poppa, come per essere più vicini alla terra che stavano per lasciare. Silvio soltanto rimase; egli ripeteva a fior di labbro: effetto del sole che tramonta! e continuando a scavare in queste parole innocenti, vi trovava qualche cosa che egli non vi aveva messo.
Le navi ancorate nel porto gli passarono dinanzi come fantasmi e non gli dissero nulla; egli contava sbadatamente le nuove fiammate che il sole veniva accendendo sui vetri della città, man mano che se ne spegneva qualcuna. E quando Silvio si tolse ai suoi pensieri, la nave aveva passato l’imboccatura del porto e si era spinta in alto mare. Ora la spiaggia si spiegava come un gran ventaglio, e pareva che la Lombardia navigasse verso un’altura, da cui si dominava sempre meglio l’orizzonte.
Tutti i viaggiatori erano sul cassero e stavano ritti, colla faccia rivolta a quella gran città, che veniva mostrando loro terrazzini, comignoli, campanili tenuti nascosti fino a quel momento. Poi Livorno non fu più sola allettatrice impotente; cominciò la tentazione inutile delle belle campagne circostanti; si alzarono alle spalle della vecchia città di mercanti leggiadre colline tutte verdi; le si stesero ai fianchi alberghi e ville e ricami d’alberi scendenti fino al greto sassoso e frastagliato, che metteva una superba orlatura a quella veste primaverile. Un quarto d’ora dopo tutta quella campagna non fu che una lunga striscia di verde pallido all’orizzonte, e la città una gran macchia bruna indorata dal sole.
Allora l’attenzione dei passeggieri si rivolse al mare, che si stendeva senza confini dinanzi alla prora della nave. Angela confessò che si era fatta un’altra idea del mare. Come credeva che fosse? Prima di tutto più piccolo e poi diverso — non sapeva come, ma diverso — quell’andar sempre e non vedere mai altro confine all’occhio fuorchè la linea in cui cielo ed acqua si toccano, le ispirava un’ammirazione strana, una specie di sgomento piacevole, e una curiosità instancata. Essa stava là, appoggiata all’impagliettatura di babordo, e spingeva l’occhio a ricercare le lontananze, come in aspettazione di qualche spettacolo. Man mano che si andava perdendo di vista la terra, il mare usciva dalla sua falsa impassibilità di prigioniero ribelle e spingeva le onde basse e lunghe come per trastullarsi. Ma si vedeva bene che era svogliato.
Vedendo la fanciulla così attenta, Beatrice prese in una valigetta uno sciallo e glielo pose sulle spalle; poi attraversò il ponte barcollando un poco e scese nel camerino.
Appena si fu allontanata, Silvio e Cosimo si guardarono come due colpevoli, e Cosimo disse:
— Non ti sembra più mesta del solito?
— Sì, rispose il professore; non è punto allegra.
— Mi fa male, insistè Cosimo; mi pare che sarei più tranquillo se le dicessi tutto, a costo di vederla piangere fra le mie braccia.