— Ed io che ho da fare?
— Quello che ti piace; intanto che ti vestirai, darò il miglio ai canarini.
E sparve. Poco dopo Grazietta udì una voce che chiamava: «Arturo», e subito uno sbatter d’ali ed un gorgheggio rotto.
«Vediamo, di che umore sei stamane? Hai appetito? Mi canterai l’arietta? Lo piglierai il miglio sulle mie labbra?
Quest’ultima interrogazione pareva fatta a denti stretti, e il canarino, che aveva avuto risposta pelle precedenti, per questa non ne ebbe.
«Edmondo!» Nuovo sbatter d’ali e nuovo gorgheggio; e la signora Valentina colla stessa inflessione di voce:
«Come stai? Bene, anch’io. Sei di buon umore? Tanto meglio; la canterai l’arietta? Lo tirerai su il secchiello? Vediamo....
La curiosità vinse la fanciulla; mezzo vestita com’era, s’affacciò al vano dell’uscio e vide la signora Valentina seduta, con Arturo sull’omero, e vide Edmondo tutto intento a tirar su col becco un secchiolino pendente fuor della gabbia, e vide all’interno altri sette canarini, che si tenevano in fila sopra un bastoncello, aspettando in silenzio d’essere chiamati a nome.
La signora Valentina attendeva a quelle funzioni colla massima gravità.
«Eugenio!» Un altro uccello si staccò dalla schiera, venne sull’usciolino aperto e di là sul petto della signora.