— Che è stato? domandò la fanciulla.
— È stato Arturo; era in cima alla gabbia, ha sognato di volare ed è venuto giù; non si è nemmeno svegliato.... Il tuo Mario dorme; dormono tutti.... dormi anche tu.... Buona notte!
— Buona notte.
Alcuni istanti dopo il lume della stanza vicina fu spento; Grazietta non aveva voglia di cacciarsi in letto, si accostò alla finestra sulla punta dei piedi, ed appoggiando la fronte al vetro gelido, stette un pezzo a guardare l’immensa campagna, che si perdeva nelle ombre della notte. Aveva il cuore pieno di gratitudine, la mente popolata di sogni, di fantasie serene; vedeva nel buio tre faccie buone che le sorridevano: Agnese, il signor Corrado, sua madre; udiva mille parole confortatrici, e dicendo a sè stessa che il mondo era bello, e gli uomini buoni, e preziosa la vita, sollevava gli occhi al cielo per ringraziarlo di averla fatta così felice.
Poi pensava alla sua condizione di prima, alla solitudine delle sue camerette, al vuoto melanconico che la circondava; e vedendosi ora fatta centro di nuovi affetti, oggetto di tanti pensieri delicati, castellana vezzeggiata in quella casetta gentile, libera di correre nell’orto, di sedersi nel prato di là dall’orto e di spadroneggiare cogli occhi per l’ampia campagna di là dal prato, fino alla linea dei monti, si domandava se tutto ciò non fosse sogno della sua fantasia od opera d’un incantesimo.
Si volse a guardare nella cameretta, e vedendo il lume che ardeva ancora, si affrettò a spegnerlo per non far scialacquo. E allora — proprio come nei palazzi incantati — un raggio di luna entrò nella camera perchè la fanciulla non andasse a letto al buio.
La festa ricominciò all’alba, e furono i canarini a darne il segnale. Subito Grazietta si svegliò, si rizzò a mezzo il corpo, si vide in uno specchio e sorrise; già faceva per levarsi, dimenticando la raccomandazione della signora Valentina, quando costei per l’appunto apparve, più serena, più beata, più tonda della vigilia — così sembrava alla fanciulla — recando una chicchera.
«Il caffè! esclamò Grazietta, ma io non ne piglio mai.
— E tu piglialo ora; ti scalderà; è il mio vizio, sarà anche il tuo, così non sarai perfetta nemmeno tu e non mi farai arrossire.
— Non sono ancora le sei, soggiunse la buona donna, e la giornata non comincia che alle nove; ho tre ore per dar sesto alla casa....