— Grazie! ripete Corrado; tu non sei ricco e non ne hai colpa; è così facile esser ricchi!
— Protesto, dice Aniceto, io sono ricco, perchè mi contento. Non le posso proporre le partite, le lascio proporre agli altri; non posso invitare, aspetto che mi si inviti; non mi è lecito pagarle le cene, le mangio. Vi trovate bene con me, mi trovo bene con voi; combattiamo lo stesso nemico — la vita — voi avete più denaro da spendere in questa guerra, io più coraggio e più esperienza — siamo commilitoni.
— Bravo! gridano i compagni.
Ma le due donne zitte; quasi quasi hanno l’aria di vedere nel maturo Aniceto una concorrenza alle loro grazie giovanili.
E Fanny dice a Barbara:
— Devono rendergli molto i suoi bisticci! Ti pare?
E Barbara dice a Fanny:
— Molto.... tutto quello che non valgono.
— La mia casa! ripiglia a dire Corrado con una singolare fatuità d’accento; la mia casa! Che c’è di mio in questa casa? Ci hanno messo dei mobili, dei tappeti — ce li ho lasciati mettere, mi hanno detto quel che mi sono costati.... mille, duemila, diecimila.... totale zero; e perchè non mi costano nulla, li trovo scipiti e volgari.
— A me piacciono — dice Barbara volgendo lo sguardo in giro.