Corrado rise forte, si alzò da tavola e battè sull’omero del vecchio....

«Hai ragione,» gli disse.

«Ha torto, disse quando fu solo; non ho io morsicato il guanciale, non ho bagnato una pezzuola di lagrime, e non sono forse straordinariamente felice? Dunque ha torto. Sì, le grandi gioie hanno bisogno di lagrime. Vi è qualche cosa che fa nodo qui, qualche cosa che si scioglie qua, così nei dolori come nel piacere, quando soverchiano la fibra; la natura si comporta allo stesso modo.... deve essere così.... è così certo.

Corrado parlava forte, come ad un invisibile interlocutore, ed alle parole aggiungeva il gesto.

Finalmente si fermò dinanzi allo specchio, e levando in alto l’indice:

«Corrado! Corrado!» disse; poi rise, poi si fè serio, ed aggiunse con una singolare gravità d’accento: «Il valpolicella proprio quando si deve supporre che abbia fatto giudizio, lo fa perdere agli altri.»

Si tolse di botto la veste da camera, indossò altri abiti, e fuggì di casa come uno scolaro.

«Glie l’ho fatta, disse scendendo le scale; ora Antonio va nella mia camera per portarmi il caffè, non mi trova, domanda a quel melenso di Proto se mi ha visto.... non mi ha visto.... gliel’ho fatta.»

«Ah!» esclamò forte, giunto sulla via, e siccome qualcuno si voltava, proseguì abbassando la voce:

«La tua buona azione ce l’hai, nessuno te la toglie, ora puoi ridere delle tue ubbie; peccato che non nevichi per beffarti anche della nevicata! Hai avuto il capriccio di un’opera santa, non ti manca più nulla; spero bene, Corrado mio, che in avvenire farai senno e non seccherai gli amici e non sbadiglierai baciando un calice colmo di sciampagna od una guancia tinta.... Bella sera! a quest’ora Grazietta guarda le stelle dalla finestra o fa la lezione al suo canarino. Lasciamo Grazietta; che fa a quest’ora la vezzosa Agnese?... perchè è proprio vezzosa Agnese; ha due labbra, che sembrano di corallo, e due guancie fresche e morbide come velluto.... non se le tinge.... me ne sarei accorto baciandola.... e non si sarebbe fatta rossa.... Perchè si è fatta rossa?... basta, è proprio bella Agnese.... Lasciamo stare Agnese.... Al Circolo ci saranno tutti: Filiberto, Domenico, Felice; è un pezzetto che non mi vedono; mi assedieranno di che, di come.... mi par di sentirli.... ed io muto come una sfinge, beffardo come una maschera. Aniceto è capace di dirmi che a lui l’essere stato otto giorni senza lasciarmi vedere sembra la cosa più naturale del mondo, perchè, avendo perduto il cor, devo essere diventato rado.... Ne è capace; ha avuto una settimana per pensarci....