Due passanti, vedendo un uomo elegante che borbottava fra sè e sè, lo guardarono fisso; Corrado ammutolì affrettando il passo; un momento dopo ripigliò:

«Sì, sono contento, sono felice; ho fatto una cosa che nessuno dei miei amici ha saputo fare, una cosa che a me stesso non era mai riuscita prima d’ora.... È bello poter dire: «siamo scioperati alla superficie, sotto siamo filantropi;» è bello pensare che mentre beviamo lo sciampagna, qualcuno ci benedice.... sì, è bello. Non bisogna però dirlo a Filiberto ed a Felicino; essi sono nell’età in cui dinanzi al bicchiere colmo un po’ di cinismo fa buona figura, portano seco l’avvenire, lo scialacquano.... ma è una miniera. Noi siamo i viaggiatori svaligiati, e ci tocca far le spese del buon umore se non vogliamo farci scorgere.... Oggi sono in vena, li farò ridere.... li ho seccati tanto l’altra volta!...

Giunse al Circolo, si guardò in uno specchio dell’anticamera, ed attraversò le note sale; l’ultima, dove la comitiva soleva raccogliersi, era ancora deserta. Aveva preparato le parole, il contegno, e non si aspettava questo contrasto; aspettò; pareva fatto apposta, nessuno veniva. Corrado contò coll’occhio gli scacchi del tappeto dalla sua poltroncina fino alla parete: tredici.... tenne gli occhi fissi nella parete, il pensiero nel numero. Un orologio, che prima era stato zitto, ora incominciava a battere i secondi, ed il suo accento monotono pareva nel silenzio acquistar forza sempre nuova; da lontano giungeva ogni tanto il rumore delle palle del bigliardo. Suonarono le 8; Corrado rialzò il capo, tese l’orecchio.... nessuno. Passò un’altra mezz’ora, poi si udì nella vicina sala un rumore di voci. Il conte fu in piedi d’un balzo.

«Finalmente!» disse. Ma Aniceto e Filiberto si erano arrestati dinanzi all’uscio e sembravano discutere.... E Corrado, mutando improvvisamente proposito, si guardò intorno, aprì un usciolino in fondo alla camera e scese le scale. Sulla via respirò libero.

«Meglio così, disse, non ero in vena di ciancie. Non so che m’abbia oggi, qualche cosa mi manca, ci è un vuoto qua dentro.... E poi bisogna pur rispondere a chi domanda: «che hai fatto in questi giorni? — Mi sono fatto una nuova innamorata!» così bisogna rispondere.... E dove la piglio io l’innamorata?...

Corrado dirigeva i passi verso la via Solferino: giunto al numero 9, quasi quasi infilava il portone sbadatamente. Si fermò in tempo, e facendosi addosso al muro dirimpetto, guardò alle finestre illuminate del secondo piano.

«Rapirla a quel vecchio avaro non deve essere difficile; io non sono vecchio..., nè avaro!»

Se ne andò a passo lento; alla svolta della via, fermandosi, diede un ultimo sguardo alle finestre e disse come in risposta ad una domanda segreta:

«Agnese è più seducente, più leggiadra, più bella.... sì, più bella!»

XVII. Agnese.