E un’altra gioia si univa alla sua gioia, la certezza cioè che non gli poteva venir scemata o tolta da chicchessia. Perchè, diceva Corrado, solo quelle felicità hanno carattere durevole, che dipendono da noi soli, che nascono e si alimentano nel nostro cuore, che si nascondono all’occhio profano.
Ah! egli non pensava che alimento della sua felicità era il desiderio inavvertito, stimolo occulto d’ogni piacere, quel desiderio che, quando cessa d’alimentare la gioia, l’avvelena — non ci pensava ed era felice.
Da parecchi giorni non vedeva Agnese, anche gli amici aveva di nuovo abbandonato; ma che poteva importare a lui d’Agnese e degli amici, ed a costoro di lui? — non era egli un altr’uomo? Sentiva non so quale riluttanza a recarsi da loro; parevagli che nel salotto della cortigiana o nelle sale del circolo dovesse rivestire il suo passato, ridivenire sè stesso.
Una sera Grazietta gli disse:
«È stata qui fin’ora mia sorella, non l’ha trovata per via?
— No.
— È curioso; mi ha chiesto di lei; mi ha domandato se veniva spesso....
— E che cosa le ha detto?
— Le ho detto di sì, che ora veniva spesso per il padiglione, per le aiuole, pel viale.
— Che fa la signora Valentina?