— Al primo piano ci è una bionda? domandò Corrado con indifferenza; bella?

— Il portinaio dice di sì; è da un mese solo che sta in questa casa; non mi è mai riuscito di vederla in faccia.... si chiama.... come si chiama? Agnese mi pare.

— Un bel nome. Da che parte vai tu?

— Da questa.

— Ed io da questa.

Si separarono.

XX. Il signor conte ha dei capricci.

Il padiglione era già rizzato, e due vitalbe promettevano di farne un riparo contro il sollione; anche il viale era stato tracciato largo e comodo, senza tener conto dell’eccessivo rispetto che l’ortolano dimostrava alla lattuga ed ai cavoli. Tutto però non era finito; volendo disegnare un’aiuola che fosse degna di Grazietta, bisognava scegliere i fiori di varie tinte e misurarne scrupolosamente la statura, per distribuirli in modo che i più alti non nascondessero i più piccini.

Quando l’ortolano ebbe sciorinato tutta la sua scienza, Corrado trovò che non bastava; andò egli stesso a consultare i luminari di Flora, ed ogni giorno recava nuove sementi e pianticelle nuove che venivano messe in apposite cassette.

Una domenica il signor conte venne di buon’ora; salì le scale, salutò la signora Valentina, la quale stava dinanzi alla finestra aperta a godersi una tepida brezzolina di marzo, non badando alla caffettiera, che le brontolava alle spalle sul fornelletto.