«Brava! gridò Corrado cambiando la voce e nascondendosi.

Grazietta stette immobile un istante, poi fece un atto furbo e mosse verso la casa.

Quando Corrado si affacciò alla finestra, incontrò inaspettatamente gli occhioni sereni, i labbruzzi sorridenti e la manina di Grazietta.

Sorrise, pigliò la manina, ma dovette voltarsi a guardare da un’altra parte.

Bevettero il caffè; poi Grazietta corse in giardino pregando il signor conte di «spiegarle l’aiuola,» e il signor conte dietro a «spiegarle l’aiuola.»

Il terreno era dissodato e pronto a ricevere le pianticelle; Corrado vi si cacciò entro sprofondando i piedi nelle zolle, e tracciò col bastone un circolo intorno a sè.

«Ecco l’aiuola, disse con un certo sussiego: le par grande abbastanza?

— Sì, sì.

Qui nel mezzo, in vece mia, deve sorgere un rododendro.... ne ha mai visti di rododendri? il nostro avrà i fiori rossi, quasi neri.... intorno intorno zinnie; poi un giro di petunie e uno di tageti nani, poi pervinche di prato, e per ultimo un’orlatura di elisio odoroso.

— Le zinnie le conosco, i tageti anche ed anche le pervinche e le primule; ma l’elisio che fiore è?