— E lei perderà il rododendro.
— Ha ragione, disse Grazietta.
— Sicuro che ha ragione, ripetè il conte.
Il rododendro fu tolto dal vaso con tutte le precauzioni consigliate dalla pratica, e cacciato nella buca scavata apposta.
— Ora lo innaffii, consigliò la signora Valentina.
— Ora lo innaffio, rispose Corrado, ma abbia pietà dell’anima sua, non perda la messa.
La buona donna sorrideva senza muoversi.
Ad una ad una le pianticelle furono disposte in giro nei varii solchi tracciati; la testa bruna di Corrado più volte sfiorò la bionda testina di Grazietta, e gli occhi loro s’incontrarono un istante, e le loro labbra si sorrisero così da vicino, che quasi il sorridere e baciarsi era tutt’uno — finalmente la difficile impresa fu compiuta.
E allora Corrado, pigliando per mano la fanciulla e traendola in distanza per ammirare meglio la nuova aiuola:
— Veda un po’ la bella figura che fa — come contrastano bene i colori delle petunie screziate col rosso cupo del rododendro, col giallo ranciato dei tageti nani, coll’azzurro delle pervinche!