La signora Valentina sbarrava tanto d’occhi, perchè la petunie erano alte tre pollici, i tageti poco più di due, e tutto quel contrasto di tinte non esisteva che nella immaginazione accesa del signor conte.
Ma Grazietta rideva forte ed asseriva anch’essa che il contrasto era magnifico.
— Non ci è che lei a non trovarla bella la nostra aiuola — disse Corrado alla signora Valentina.
— Io! si figuri, la trovo un paradiso! fu la risposta placida.
— Manco male.... E se ne dovrà accontentare, se non santifica le feste.... Signorina, lo dica anche lei a mamma Valentina che per carità non perda la messa.
— Mamma Valentina, ripetè scherzosamente la fanciulla, per carità non perda la messa.
Ma, dette appena queste parole, tenne gli occhi immobilmente fissi in un punto dello spazio, come in una immagine melanconica apparsa or ora; le si cancellò il riso, le si oscurò la fronte, volse le spalle e fuggì nella sua camera.
Gli altri due dietro.
La trovarono seduta accanto al lettuccio, colla fronte nascosta fra le mani; piangeva.
— Che è stato, figliuola mia? domandò la buona donna, baciandole la fronte e i capelli.