— Nulla, disse Grazietta, e vedendo Corrado, si rizzò, riasciugò il bel volto e vi pose un sorriso melanconico.

— Ah! vuoi aver dei segreti con me? non è ben fatto, no, anzi è fatto male, è pessimamente fatto.

— Mi è venuta in mente la mamma, rispose Grazietta con semplicità, ed ho pianto perchè sono un’ingrata, perchè non penso quasi più alla poveretta, perchè sono cattiva, perchè rido troppo — ecco perchè ho pianto.

— Hai sedici anni, le rispose la signora Valentina, e per questo ridi, e per questo ti sembra di dimenticare la tua cara morta, mentre l’ami tanto più d’ogni cosa viva; quando avrai la nostra età, non saprai più ridere così, ma nemmeno amare.... non è vero signor Corrado?

Costui non rispose subito; pensava a tutti i morti del suo cuore, che a lui non era concesso piangere; finalmente disse:

— Alla nostra età, signora Valentina, si può ancora ridere ed amare e piangere, piangere la felicità che non abbiamo saputo trattenere, la felicità che non ci è concesso di aspettare.... ma alla nostra età non bisogna farle vedere le lagrime.

E rise per correggere il tono d’elegia.

— Volevo ben dire! osservò Valentina, volevo ben dire che era uno scherzo, perchè io che doveva capirci qualche cosa non ho capito nulla.

Intanto Grazietta si era ricomposta ad una melanconica serenità.

— Non so come sia, disse ella; raduno talvolta tutte le facoltà della mia mente per pensare alla mamma, e non riesco a vederne le sembianze; e invece quando rido e giuoco mi stanno sempre dinanzi sorridenti; sembra che ella stessa mi dica: stanotte pregherai per me, staremo insieme nel sonno, ora non pensare a melanconie, va nel prato, corri, raccogli i fiori e canta.... Ed io corro e canto.... così.