— Del resto, di sei piatti ne avremo d’avanzo; non dimentichi però il pasticcio di Strasburgo, qualche primizia alla frutta, un po’ di fragole per esempio, e vino del Reno.
La signora Valentina non si sgominava per quattro ciancie; essa fece di sì col capo, rise quando credette venuto il momento di ridere, poi andò a fare una visita al pollaio per stanare le uova fresche e persuadere un galletto di lasciarsi cuocere in fricassea colle cipolline.
La persuasione fu difficile, perchè fatalmente anche i galletti hanno l’istinto più forte del criterio; e che l’uomo li mangia per il loro bene, cioè per farli salire nella gerarchia delle creature, non lo capiscono se non quando sono stati mangiati — così rispose la signora Valentina al signor conte.
Le cose si mettevano al buon umore.
— Che brava donna! disse Grazietta quando la mamma fu scomparsa in cucina, e come mi vuol bene!
— Non deve far molta fatica a volerle bene.
— Perchè?
— Perchè....
La risposta era difficile, e Corrado stentò tanto a trovarla, che alla giovinetta uscì di mente la domanda. In quella si udì il trillo di Mario, e la mamma Valentina riapparve.
— Devo confidarle un segreto, disse in fretta la fanciulla; si ricordi di domandarmelo, se no, m’uscirà di mente.