La fanciulla chinò gli occhi a terra e disse con un filo di voce: «Glielo prometto.»

— Ci è un giovine, un bel giovine, ventiquattro anni al più.... che si è innamorato di lei e le vuole un mondo di bene.... non l’ha mai visto lei quel giovine?

Grazietta aveva curvato la testina sul petto — non rispose. E Corrado coll’accento affannoso:

— Quel bel giovine è anche un bravo artista, laborioso, onesto; vuol farla felice.... e la domanda in isposa....

Per un istante non trovò più parole....

— Che risponde? disse poi.

E insistè:

— Non bisogna dirgli di no....

E siccome la fanciulla taceva sempre, Corrado, ponendole una mano sotto il mento per rialzarle il volto, sentì il caldo di due lagrime silenziose. Si curvò allora a guardarla, ma Grazietta ruppe in un singhiozzo e fuggì. Il conte appressò la mano alla bocca ed asciugò colle labbra la traccia di quelle lagrime. Un pezzo stette così, immobile; poi, obbedendo ad un’improvvisa idea, fuggì, attraversò molte vie a passo frettoloso, salì le scale note, e giunto alle spalle d’Agnese: «Eccomi!» disse.

La bella lo guardò nello specchio prima di voltarsi; e a Corrado parve d’udire questa esclamazione inesplicabile: «Peccato!»