A questa parola seguì un rumore sul pianerottolo; Corrado alzò il capo, Agnese si volse; altro non videro che il lembo d’una veste nera che spariva nel vano dell’uscio.

Si guardarono in silenzio.

— Ci avrà intesi? disse il conte impallidendo.

— Che importa?

— Come le spiegherai...?

— A modo mio.... con una menzogna: le dirò che tu m’ami, che io t’amo, che ci siamo fidanzati e ci sposeremo.... forse; i fidanzati si danno bene del tu....

— Ah! non le dire questo.

— E perchè di grazia? domandò Agnese con un sorriso in cui entrava un po’ di beffa.

Un istante dopo apparve sul pianerottolo Grazietta; fece essa un atto di stupore, e scese le scale sorridendo per venire a baciare sulle due guancie la sorella.

Corrado le porse la mano, ma la fanciulla non vide l’atto, crollò la testa in modo vago, disse: «Buon giorno, signor conte» e scappò in giardino tirandosi dietro Agnese. Costei la guardava con occhio indagatore.