— No, è di un conte che non mi ricordo.... laggiù di Milano.... si chiama Corrado il bimbo.... un bel nome, non è vero?.... e guardi un po’ come è bellino anche lui!
In così dire si avvicinava, e volgeva lievemente le spalle, perchè l’altro potesse scorgere il visino soave del dormente. Ma invece di guardare il bimbo, Corrado mandava un’occhiata in giro con una specie d’impazienza dispettosa....
— Sì, è bello; disse brusco — e dov’è sua madre?
La Narcisa si fece rossa, non rispose.
Un amaro riso contrasse le labbra di Corrado; il quale, avvicinandosi alla soglia dello stanzone vicino:
— Agnese, disse forte, Agnese, sono io, perchè dunque ti nascondi?
Pallida e bianca come un fantasma, Agnese apparve sulla soglia.
Il conte le si avvicinò e le prese la mano con un atto disinvolto.
La Narcisa, che non comprendeva nulla, sorrideva. Fu lei la prima e rompere il silenzio:
«Si sveglia, disse avvicinandosi — lo guardi ora, signor conte.... scusi sa.... la signora contessa me l’aveva detto che era lei.... lo guardi ora....