— Sissignore.
— Senti; dirai a Proto che prepari i rasoi, mi raderà.
— Or ora?
— Or ora.
— Sissignore.
E Antonio si tenne impettito, dandosi l’aria di una vittima che sopporti nobilmente la sua sciagura.
— A letto non ci va proprio? domandò facendosi un gran coraggio.
— No, vecchio mio, non ci vado, non ho sonno.
«Vecchio mio» era un appellativo irresistibile; vano il tentare di ribellarvisi. Il disgraziato sentiva un tuffo inesplicabile dentro di sè, come se il cuore affogasse in un’onda di tenerezza; gli veniva una gran voglia di scavalcare il decoro, il rispetto, le convenienze, il resto e di tirarsi fra le braccia il suo padrone legittimo, il figlio legittimo del suo generale; ma in buon punto ricordava il suo grado di caporale, gli pareva d’aver ancora i galloni cuciti alle braccia e le braccia cucite ai fianchi.... s’impalava duro più del solito.
Corrado prese a misurare la camera a gran passi, ed Antonio, stando fermo nel mezzo, mandava lo sguardo su e giù per accompagnarlo.