— Sissignore.

— Non sai dirmi altro? Hai torto.

— Sissignore.

Già Corrado aveva infilato il pastrano e stava per uscire; entrò Proto coi rasoi e coll’acqua calda.

— Non serve, gridò Antonio, e siccome l’altro voltava le spalle per andarsene, lo richiamò.

— Non vedi che il signore esce?

Proto sbarrò tanto d’occhi, stette coscienziosamente a guardare il padrone, brandendo la cogoma d’acqua calda che gli fumava sotto il naso. Quello spettacolo, quel fumo, quel tepore e la solennità del servitore canuto, il quale passando gli avventava un piccolo fulmine collo sguardo, sembravano dare un bagliore insolito alla perenne luminaria della sua faccia.

Quando Corrado se ne fu andato, Antonio tornò frettoloso verso Proto, il quale gli mandò incontro il suo più amabile sorriso.

— Proto, disse il vecchio sollevando una mano con solennità, Proto son io che te lo dico, tu non farai mai nulla di buono; tu metti il piede in fallo dal principio della tua carriera; tu parti col piede destro invece che col piede sinistro; pensaci bene.

Proto sorrideva sempre.