— Nemmeno.
Dopo questa parola, Corrado cominciò a trovare che il via vai dei pettini sulla sua testa si prolungava troppo, accettò per degnazione un po’ di pomata, non volle cosmetico ai baffi; la poltroncina di velluto gli pareva divenuta uno strumento di tortura.
Il parrucchiere, dopo aver risposto a tante interrogazioni, avrebbe avuto caro di farne un paio alla sua volta. Non ci fu verso, e checchè gli costasse, dovette pur dirla la frase sacramentale:
«Il signore è servito.»
Il sole era scomparso, e anche la gioia di Corrado; ritto sulla cantonata, egli guardava di qua e di là, senza pensiero; poi fissava l’occhio nel cielo bigio, dove a poco a poco sfumavano i contorni d’una cara visione.
VII. Morti del giorno 9....
Quando si staccò come a malincuore da quella cantonata, che parevagli avesse serbato qualche cosa del biondo fantasma, pensava: «Come presentarmi a lei? che cosa dirle?» E cercava pretesti, scuse, come se l’incontro fosse imminente. Poi si ravvedeva, guardava al cielo bigio, alla folla affaccendata. Quanta gente! Si fermava a contemplare le finestre di una casupola lungo il naviglio e diceva: «Forse è là! forse pochi passi mi separano da lei; doveva stare da queste parti.» E pensava che il caso, dopo averlo tormentato, gliela mostrerebbe all’improvviso alla svolta d’una via: allora spingeva l’occhio innanzi, e vedendo lontanamente una figura femminile vestita a bruno, il cuore gli batteva. Perchè gli batteva il cuore?
Giunse così a casa sua, salì le scale, entrò nel salotto, girò intorno uno sguardo sbadato, come si fa quando fra gli oggetti noti d’una stanza si cerca un suggeritore.
Il suggeritore fu l’ultimo numero del giornale a cui era associato.
«Antonio! chiamò.