Antonio sorrideva per temperare la ribellione.

— Sta bene, disse Corrado, farò da me.

— Non mi mortifichi.... mi sono spiegato male.... non sono scrupoli, è timore di non saper far bene; quando si hanno i capelli bianchi....

— Senti, vecchio mio, interruppe Corrado, non dirmi di no. Si tratta di far del bene ad una povera creatura, che non crederebbe alle mie intenzioni, e darà fede ai tuoi capelli bianchi. Vacci col cuore tranquillo, non avrai da arrossire di nulla, te lo prometto; aiutami a fare una buona azione; è così difficile per uno che non ci ha pratica come me.

A quel linguaggio, Antonio si sentiva il cuore grosso e si tormentava i mustacchi come nelle gran commozioni.

Andando a far attaccare i cavalli, pensava:

«Ecco quel che si guadagna a ribellarsi! Finchè dite di sì, la va bene.... provatevi a dir di no al tiranno, e dovrete dir di sì, balbettando, coll’anima piena di rimorsi e colle lagrime agli occhi.... Vergogna! un caporale!»

Proto giunse in tempo a ricevere gli sgoccioli della raccomandazione d’obbedienza che il vecchio faceva a sè medesimo. La carrozza fu pronta in pochi istanti. Bisognava veder Proto, lo sbarbatello Proto, quando aveva cacciato le braccia nelle maniche della livrea ed infilato i guanti, che sussiego! Appena il vecchio Antonio fu a cassetta, seduto al suo fianco, non si potè trattenere dal dirgli: «state a vedere che bella voltata!» E col corpo impettito, l’occhio fisso, le redini tese, fece scoppiettare la lingua; i cavalli si mossero.

— Che voltata, eh!

— Vanerello! non c’è male.