— Se me l’ordina, lo dico: ho che non ho fatto una gran bella figura; quella biondina è una delle tante biondine con cui gli ex-caporali canuti non hanno più nulla da fare.

— Ti lagni?

— Non mi lagno, obbedisco.

Corrado non gli badava più; poco stante prese il cappello ed il pastrano e sul punto d’uscire:

«Via dell’Orso hai detto?

— Già, numero 5. Ci va?

— Ci vado.

E via. Affrettando il passo, pensava alle parole d’Antonio; non vi poteva credere. Oibò! la malignità d’un nano non poteva arrivare fino ad una creatura celeste. Ed era poi veramente lei?.... Oh! sì era lei....! Che ronzassero i mosconi intorno ad una biondina e seccassero la pazienza d’un portinaio gobbo, si capiva; ma Grazietta era onesta, era pura, la più onesta e la più pura di tutte le biondine. Nessun’altra avrebbe mai fatto quello che aveva voluto far lei; se si rassegnava a spogliarsi dell’unico ornamento del suo visino da madonna, era segno che aveva fatto proposito di far perdere il tempo ai farfalloni e di serbare il proprio profumo virginale. Ma era veramente lei? Perchè non aveva egli detto il nome ad Antonio?.... lo aveva trattenuto una vergogna.... Stupida vergogna! Non si trattava forse di fare un po’ di bene? Vergogna stupida! Ed ora?.... Oh! ma era lei la biondina! Qual’altra poteva essere? Il signor Garulli, bersagliere, no, per esempio! Sicuramente era lei!

«La signorina Grazietta Nobili sta qua?» La portinaia di via dell’Orso, N. 5 — un donnone tanto fatto, rispose con voce di toro. «Nossignore» e stette impalata a guardare con un sorriso malizioso.

— Come! non è venuta a star qui da poco più d’un mese una giovinetta?