— Perchè non parli?
— Aspettavo che me l’ordinasse.
Nei modi e nell’accento del vecchio era qualche cosa di quella passività asciutta con cui i caporali rispondono al sergente, quando il buon senso dà torto al sergente e la disciplina darebbe torto al caporale.
— Si va prima in via del Conservatorio, N. 16. Proto rimane a cassetta — io scendo. — La signora Felicita Garulli sta qua? — Morta! risponde una voce di dietro un paravento; appare una donna. — Morta! dico io. — Morta! dice lei, da più d’un mese, d’un mal di costa. — I suoi parenti sono rimasti qui? — No, hanno sloggiato; sua sorella è andata a stare in Corso Garibaldi, N. 4 — Non ha figli? — Sì, ne ha uno. — Ad ogni risposta la portinaia diventa sempre più asciutta, l’ultima non l’accompagna nemmeno con un gesto. È proprio come dirmi «non mi seccate.» Non so come fare ad insistere.... Insisto.
— Bravo!
— Sarà inconsolabile il figlio? Che fa? — La portinaia non sa se sia inconsolabile, sa che fa il bersagliere ed è di guarnigione a Lucca. Vengo via per non perder tempo.
— Bravo.
— Si va in via Fiori Chiari, N. 8. Sta qui la signora Valeria Nobili? — No, risponde un gobbetto nano che qualcuno ha messo sopra una sedia altissima, dinanzi ad una tavola, a lavorar di cucito, no, sta fuori mura, tra porta Garibaldi e porta Tenaglia.... Capisco, ma fingo di non capire. — Dice lui: eh! lo sapete meglio di me che è in cimitero; siete il quarto che viene ad informarsi della morta per sapere dove sta di casa la viva; datevi la pena di guardare sul quadro, v’è un indirizzo: «Via dell’Orso, N. 5. — Siccome non mi muovo, il gobbetto si volta, mi guarda e mi dice: «Sareste proprio venuto per la madre voi? uhm! siete vecchio, vi si può credere — scusate, ma tutti vengono per la biondina.» Balbetto qualche parola: «Già la povera signora è morta di mal sottile — potete dire a chi vi manda che non ha più bisogno di nulla.» Volta le spalle, le volto anch’io, salgo a cassetta, sono qui.
Era impossibile non vedere che Antonio faceva il broncio. Corrado, rimasto un istante in pensiero, rialzò il capo e leggendo sotto i mustacchi dell’ex-caporale, fu costretto a chiedergli:
«Che hai?