—Si chiama Cristina, e io me ne ero scordato; è proprio bella tanto, ingenua e schietta; non pare la figlia di un usciere; mio cugino Ippolito ha fiutato il caso mio; per paura d'essere indebolito dall'indigestione, mi mandava a spasso con una bugia; ma pensandovi ha visto di non guadagnare gran cosa, e ora mi fa dire di venire al suo letto, che, ammalato com'è, saprà difendersi. È come se lo vedessi.
Cristina rientrò in sala in quel punto; aveva la faccetta allegra d'una donnina che, odiando la menzogna, si rallegra di dire una verità.
—Il babbo dormiva, perchè non aveva inteso che si trattava di te; ora ti vuol vedere.
—Grazie, balbettò Giusto per dire qualche cosa.
—Grazie di che? chiese Cristina.
E veramente grazie di che? Giusto non sapendo rispondere, si avviò in uno stato di perplessità inesplicabile. Giunto a piedi del letto matrimoniale dell'usciere vedovo, non fu tolto al suo stato dagli omei con cui Ippolito cominciava la propria difesa personale.
—Ahi! questo mio stomaco non mi serve più; ahi! è il piloro sicuramente, o è il fegato, o è la milza, o è il demonio; il fatto è che se mangio un boccone con un po' di appetito mi tocca dire mi pento e mi dolgo una settimana intera.
—Che cosa è stato?
—È stato che si lavora troppo per campare la vita. Ma bravo! Mio cugino, il grande artista, il faro dell'arte pittorica lombarda, si è ricordato d'un misero uffiziale giudiziario! Non è, Dio ti guardi, per una citazione? Se il cliente tuo non ti vuol pagare, dà retta a me, piglialo con le buone; non ti venga mai la tentazione di pigliarlo con le mani d'un usciere. L'usciere, anche se è cugino, non può far nulla senza la carta bollata. Ahi! questo piloro, questo fegato, questo demonio mio! Mettiti a sedere; vedi là, vi dev'essere una sedia libera; l'hai trovata? Bravissimo; e ora dimmi il caso tuo. Ahi!
La perplessità singolare di Giusto durava ancora; egli udiva le parole dell'usciere ammalato, ma ascoltava i passi della cuginettina bionda, che dava sesto nell'altra stanza; costretto a dire la molla che l'aveva spinto fino in casa del cugino usciere, nella sua perplessità affermò che le molle erano due.