—Fammi il piacere di nascondere quella pipa di schiuma e quell'orologio d'oro…
Giusto nascose i due oggetti in tasca, per contentarlo, ma in buona coscienza credette in obbligo di dire sottovoce:
—L'orologio non è d'oro.
Allora l'usciere fece venire innanzi il suo sozio, e fra tutti e due, in fondo a una carta bollata, uno scrisse e l'altro attestò con la sua firma che nello studio di Giusto pittore non si era trovato nulla di buono da meritare il pignoramento.
Dopo di che, il sozio se ne tornò in pretura, e l'usciere volle tenergli dietro; ma il gran maestro lo trattenne per dirgli una parolina.
—Cristina… volle dire.
Ma l'usciere, rialzandosi quattro buoni pollici, assicurò bruscamente che era inutile parlare di sua figlia in quel momento.
—Ne convengo, disse umilmente l'innamorato, ma domani, doman l'altro; dimmi tu il giorno.
—Giammai, disse, e parve che la parola inesorabile fosse scritta in carta bollata.