Nina alzò gli occhi a guardare la mamma, e fece un no melanconico col capo.
—Ah! sì, è vero; uno ti piaceva, era un bel giovane, faceva dei sonetti e il disgraziato ebbe paura…. ma non credere che tutti siano così; questo qui è un pittore, è un bell'uomo, è anche ricco… chi sa? potrebbe aver più cuore e più criterio degli altri… no, no, non ho detto pietà, ho detto più cuore e più criterio, e m'intendevo anche più amore. Te l'accompagno? Vuoi?
Nina chinò il capo sul petto e lasciò penzolare le belle braccia bianche lungo i fianchi.
—Ah! bravissima; io vi lascerò soli, e tu gli parlerai come vorrai.
Vado e vengo… dammi un bacio.
Pose sulla bocca porporina della figliuola le sue labbra irrequiete e se ne andò. Sull'uscio si trattenne ad avvertire che il pittore forse avrebbe finto di venire per un altro.
Nina rimase nell'attitudine d'una smemorata finchè Giusto e la mamma furono sul limitare.
—Nina, mormorò la mamma da lontano, possiamo entrare…?
Non attesero risposta.
La ragazza si levò reggendosi al bracciolo del seggiolone, e rimase in piedi fin che Giusto le fu dinanzi, fatto mutolo dalla bellezza gentile.
—Si accomodi, balbettò la povera creatura rimettendosi a sedere con abbandono.