Giusto non l'aveva vista mai nemmanco mezza.

E se la mamma permetteva…

La notaia si levò di scatto, disse a quello che a lei sembrava l'ombra di un genero, di aspettare un momentino e se ne andò nella camera della sua figliuola.

Come mai un leguleio taciturno e una gazza avevano generato una creaturina così soavemente bella? Nina era tutta bianca, tutta bionda e gentile; gli occhi buoni, quando non erano fissi sopra un libro, guardavano lontano, a un ideale perduto per sempre. La faccetta pallida, involta in un velo di melanconia, dava l'idea di essere un'apparizione di cielo.

La notaia venuta in presenza di sua figlia parve un'altra donna; e veramente era un'altra; era una madre; la sua faccia, la sua voce, i suoi modi, s'ingentilirono.

—Bimba mia, ascoltami…. lascia stare quel libro, se non ti spiace; senti bene… vi è di là…

Allora Nina, fissando gli occhioni spauriti in faccia alla madre, cominciò a tremare per tutta la persona.

—Ecco… ti piglia ancora il tremito: di che hai paura? È un bell'uomo, un artista come vorresti tu… io lo so bene… non è più tanto giovane… a te piace così… io lo so perchè le mamme leggon nel cuore delle loro bimbe… Dunque non tremare… Lascia che egli ti vegga… Vuoi? Chi sa? Potrebbe essere lui…

Nina non rispondeva; la gazza continuò a mormorare come una tortora.

—Tutti quelli che si erano innamorati di te non ti piacevano e non gli hai voluti nemmeno vedere; non bisogna far così; fra tanti uno avrebbe potuto sposarti, col tuo difetto invece gli hai respinti tutti.