La notaia a queste parole tacque a un tratto, e per diventar la vera mammina della ragazza da marito, cambiò natura; si fece attenta, lusingò col sorriso, adulò senza dir parola.
Finse di credere che Giusto fosse venuto per conto d'un altro, e quando le fu permesso dalla dignità di suocera in erba, parlò così al suo genero presunto.
Parlò blandamente, fissando gli occhi nella parete dirimpetto. Parlò così:
—Lei non può credere che consolazione e che pena mi dà quando mi dice d'una brava persona di Milano, la quale ha visto mia figlia alla finestra e se ne è innamorato. Mi consolo perchè, come madre, spero sempre di trovare un uomo generoso tanto da…. mi affliggo perchè finora non l'ho mai trovato, sebbene molti passanti abbiano alzato gli occhi alla finestra e si siano innamorati di Nina…. ma la maggior parte degli uomini non sanno tollerare un… Sa lei se il suo giovinetto sia diverso dagli altri?
Mentre la notaia diceva della pena e della consolazione, trottava per la testa di Giusto l'immagine di Cristina bella che gli pareva d'aver dimenticato da un quarto d'ora, e non era vero; sulle prime non s'avvide delle reticenze, poi le afferrò senza cercarne il significato, poi cercò senza indovinare.
All'ultimo confessò:
—Non capisco niente; la sua ragazza che cos'ha? È malata molto?
—Per grazia di Dio, no; Nina è sana come un pesce… ma…
—Ma che cosa?
—Lei non ha visto mai tutta la mia Nina?