—Dimmi che all'occasione conterai sopra di me… dimmelo… dimmelo.
E Giusto finì coll'acconsentire.
—Ci conto. Ma ora non ho bisogno di nulla e me ne vado dal notaio.
Giusto se n'andò difilato in casa Cipolla.
Il notaio era assente; avendo continue sedute con un suo collega per mettere insieme un magnifico contratto di compra-vendita fra due contraenti disposti a corbellarsi a vicenda, poco tempo gli rimaneva in quei giorni di stare in ozio a contare i fatti suoi alla legittima consorte.
La notaia sapeva questo solo, che uno dei farabutti voleva rivendere un grosso fondo ancora non pagato, e che l'altro farabutto voleva comprare senza pagare nemmanco lui; la difficoltà da parte dei notai doveva consistere tutta nell'impedire a uno di costoro di mettersi sotto l'altro.
—In ogni sorta di contratti uno solo paga; Cipolla vuole che sia l'altro, e non ha torto; si fa presto a perdere la reputazione.
Giusto, indifferente alla sorte di quella compra-vendita, guardava qua e là, mentre la notaia aveva aperto tutte le cateratte; egli sperava che da un uscio dei tre che mettevano in salotto apparisse l'innamorata di Gerolamo.
A un certo punto, per scampare a un diluvio di parole, interruppe:
—Ero venuto perchè mi premeva di parlare della signorina…