Giusto non sapeva, e lo stesso Gerolamo non l'aveva vista altrimenti che alla finestra.
Al macellaio non piacevano le ragazze che stanno molto alla finestra; ma potrebbe fare un'eccezione per la futura nuora… E come si chiamava?… Lo domanderebbero al notaio…
—Senti, nipote caro, ti informerai prima tu, che sei in confidenza col notaio… Ma giusto, essendo come di casa Cipolla, non sai il nome della figliola!… non l'hai vista mai?
—Ecco, ti spiego subito: io non sono niente fatto come di casa Cipolla; io ho conosciuto il notaio in occasione di un certo contratto…
Il macellaio aveva chiuso gli occhi per vederci meglio; ma Giusto non aggiunse altro.
Allora zio Venanzio li riaprì.
—Senti, Giusto, mi hanno detto che tu hai fatto testamento; che idea ti è venuta, alla tua età? Io, per esempio, non l'ho fatto e non lo farò… è vero che ho tre figliuoli legittimi e il mio piccolo patrimonio basterà appena appena per sfamarli qualche anno e pagare i loro debiti; ho deciso quasi di fare testamento anch'io per diseredarli tutti, lasciando loro la legittima; il resto, perchè tutto non vada in mani ladre, potrebbe servire a qualche cosa… tu mi potrai consigliare. Tò! un giorno venisti a chiedermi una piccola somma in prestito; ti ricordi?… non so bene, credo duemila lire o tre, non rammento bene; io non te li potei dare non so più perchè… forse perchè non le aveva disponibili…. ti dissi le mie ragioni, tu le trovasti buone…. ora, quando ti occorresse qualche cosa non hai a far altro che parlare, e se t'incomoda venire fino da me, scrivimi un bigliettino… Puoi contare…
Giusto sembrava riflettere molto e non rispondeva.
—Non sei già offeso? non è vero?
Giusto disse di no risolutamente con un cenno del capo; e lo zio macellaio gongolando per quella energia del diniego insistè fino a ottenere una risposta più aperta.