Ma la pallida consigliera gli tappò la bocca con queste parole:
—Ritardare qualche volta è impedire.
E Giusto, il quale non desiderava altro, si diè vinto.
Cristina, curvandosi a baciare le labbra che avevano profferito parole di evangelo amoroso, mormorò qualche cosa che Giusto cominciò intendere appena, quando vide la faccia pallidina di Nina tinta d'un lieve rossore.
—Dalle un bacio anche tu, Nina, te lo permetto.
Ma Giusto ne fu impedito dalla notaia, la quale affacciandosi nel vano dell'uscio lo chiamava in disparte.
—A più tardi, disse, sorridendo a Nina.
Appena fu nell'altra stanza la gazza gli disse tutto. Prete Barnaba era andato dal notaio per vedere il testamento di Giusto, o almeno la minuta, o almeno sentire ripetere le clausole all'ingrosso, non si fidando alle dicerie che correvano per la città, e avendo fatta una spesa spropositata… Quale? Una Madonna dei sette dolori ordinata al pittore e pagata anticipatamente solo perchè sapeva della disposizione testamentaria che legava la Madonna a prete Barnaba per la cappella dove diceva messa. Ora che il pagamento era fatto, gli bruciava molto perchè egli contava sulla restituzione immediata, senza aspettar la morte dell'artista, il quale era capacissimo di sepellire lui e gli altri parenti fino alla decima generazione.
In tanto sconforto avrebbe trovato un sollievo quando avesse la sicurezza della clausola testamentaria, ma la sicurezza gli veniva mancando.
E il notaio Cipolla come si era comportato?