Scendemmo; l'amico si era appunto messo dinanzi ad una tela delle medesime dimensioni dell'altra, e tracciava le prime linee del disegno.
— Eccellente idea! — disse il signor Bini — lei vuol fare una dozzina di Veneri per mandarne una in America, una in Russia, una in Germania, eccetera. I compratori non mancheranno; chi ha preso l'originale si contenta?
— Nessuno l'ha preso ancora, — rispose Valente con nobiltà.
E allora io, mettendo muso duro, entrai a dire:
— L'amico Nebuli non ha voluto farle torto...
— To', — disse il furbone, colla sua flemma, — è vero, io volevo comprare il quadro, mi piaceva la Venere... superba Venere... mi piace ancora... ebbene sì, la compero;... ma allora è inutile, sa? che faccia la fatica di copiarla; preferisco pagarla qualche cosuccia di più e sapere che di Veneri come la mia non ce n'è alcuna al mondo... Un artista come lei, signor Valente, spenderà sempre meglio il suo tempo creando un miracolo nuovo, ed io pure spenderò meglio il mio denaro... E quanto domanda della Spuma del mare? —
Ed io mi affrettai a chiedere:
— Quanto ti aveva offerto quell'Americano?
— Ventimila lire; — balbettò Valente.
— Dunque? — dissi, rivolgendomi al signor Bini.