Mi pareva che il mio accento, il mio sguardo, aiutati dalla sua memoria, dovessero dirgli chiaro: «dunque, faccia il conto; lei ha offerto il doppio;...» ma lo smemorato fu anche cieco e sordo; non vide, non intese, non ricordò nulla: — negozio conchiuso, — disse — per ventimila lire il quadro è mio; lei lo faccia accomodare entro la sua cassa; io manderò a prenderlo oggi stesso. —

Tre ore dopo il signor Bini venne, accompagnato da due uomini, i quali si caricarono sulle spalle la Venere.

Noi, che ci eravamo messi alla finestra, la vedemmo passare un'ultima volta... Dove andava? Il vecchio non ce l'aveva detto; ed io balbettai sottovoce: — buon viaggio! —

Quando Valente non vide più i tre uomini, che avevano svoltata la cantonata, chiuse le vetrate e guardò il fascio di biglietti di banca che il vecchio gli aveva messo fra le mani.

Non disse parola e tornò nello studio. Io ammiccai dell'occhio; Chiarina ed Annetta mi compresero; lo lasciammo solo.

XVIII. Cose strane.

— Ma sai che è una combinazione strana! — disse Annetta per la ventesima volta.

— La ti par proprio una combinazione strana? — diss'io.

— Non ti capisco....

— Non mi puoi capire, perchè non hai fatto tutti i pensieri che ho fatto io sul caso e sulla combinazione. Vediamo. Ti giungono insieme due lettere, una delle quali (in ritardo) ti dice che una cosa da te desideratissima non si può fare, perchè si è presentato un ostacolo insuperabile, l'altra ti annunzia che l'ostacolo è scomparso e che la cosa si farà. Tu leggi la lettera sconfortante, leggi poi la seconda; senza volerlo, la gioia che ti ha dato questa ultima, dopo lo sconforto della prima, la metti in conto della combinazione, ed esclami: oh! la strana coincidenza! Ma se tu leggevi prima la lettera che ti annunziava tolto l'ostacolo, è molto se badavi alla combinazione del ritardo della seconda lettera e della coincidenza di entrambe: e pure nulla è mutato, fuorchè il tuo modo di sentire. —