— Che ne dici? — insistei.
— Non posso; la tua generosità è degna della nostra amicizia, ma io non posso accettare nulla da te.
— Già — dissi — da me no, dai tribunali sì; dillo chiaro che la mia generosità ti offende, che ti faccio l'elemosina....
— Senza amarezza — disse lui — non è forse vero?
— No, che non è vero! — esclamai — i tribunali hanno dato oggi ragione a me, ma ieri l'avevano data a te.... Siamo pari; se tu vai in Cassazione ed hai quattordici cause di nullità, si torna da capo: puoi perdere tu, posso perdere io: intanto gli avvocati ci mangiano le rendite e ci rosicano il capitale, e il puntiglio ci addenta l'amicizia. Fammi il piacere: scrivi al tuo avvocato che in Cassazione non ci vai, io cercherò il mio per accettare la donazione. —
Ero stato eloquente; l'amico mi si buttò al collo, e mi diede un bacio sonoro. Annetta non stava in sè dalla gioia.
— Il tuo avvocato lo conosci? — mi chiese Valente sorridendo.
— No, è lui che conosce me, almeno così dice la lettera del mio parente, ma io non l'ho mai veduto....
— Mi viene un'idea! — esclamò Annetta.
— Sbagli, — la interruppi leggendogliela negli occhi.