— Signor Pasquali! —

Il vecchio, che aveva sceso alcuni gradini, si volse di botto, mi vide e rimase un istante a bocca aperta a contemplarmi.

— Signor Pasquali — ripetei colla massima naturalezza.

Allora l'apocrifo signor Bini risalì, pigliò le mie mani nelle sue, mi guardò negli occhi e finalmente diede il segnale — e rise, e risi — un bel duetto!

Per un pezzo non potemmo smettere; la nostra risata passò per tutti i toni maggiori, fece le modulazioni più strane, proruppe negli accenti più inusati — e sempre senza che sprigionassimo le nostre mani, anzi stringendoci più forte come per comunicarci saldezza e coraggio.

Quando finalmente a forza di far la prova ci riuscì di diventare serii un po' più del naturale (come sempre accade), io dissi:

— Signor Pasquali, capisco il suo inganno fino alla decisione della lite; avrei fatto io altrettanto; spiego la continuazione del mistero dopo la sentenza, perchè un uomo ordinato come lei, dopo aver avviata una commediola, non poteva piantarla un paio di scene prima dello scioglimento; ma sappia che oramai ha un pubblico, e non bisogna fargli perdere la pazienza. —

Così io dissi scherzando.

— Valente sa? — mi chiese il signor Pasquali.

— Non sa nulla.