Compresi la sua speranza fallace, ma gliela lasciai pensando: non può fargli male.
— È curioso — dissi gettando ancora un'occhiata alla lettera..., — mi pare di aver visto altra volta questi caratteri!
— Anche tu! mi pareva.... sai?... ma poi ho pensato che il signor Bini non mi ha mai scritto....
— Nemmeno a me.... pure, quei g colla coda ad uncino io li ho già incontrati in qualche luogo; con quegli o che paiono fatti col compasso, ci siamo visti altre volte di sicuro.
Stetti un momento a pensare.
— No! no, non ci ha mai scritto il signor Bini.... — e qui balenandomi un'idea, finsi di cercare fra le carte del mio portafogli, e intanto diedi un'occhiata alla missiva del signor Pasquali, che portava la data di Lecco. Nessuna somiglianza.
— No! no, non ci ha scritto mai.... — ripetei — e pure quei g.... quegli o.... —
Dieci volte in pochi minuti fui tentato di spifferare il segreto del signor Bini; mi accontentai di sorridere, perchè l'amico Nebuli chiedesse: che hai? — ed io gli potessi rispondere misteriosamente: nulla.... nulla.
XX. Il signor Salvioni legge.
Recandoci il domani in via dei Bigli nº 19, si sapeva un po' tutti di andare ad una specie di teatro, per ridere un po'; ma io solo credevo di conoscere appuntino il programma dello spettacolo: «il signor Bini ha trovato una figlia fabbricata a Parigi e non la vuol restituire...., tanto più che nessuno si presenta per reclamarla. Quando tutto è in regola il signor Bini si sdoppia, sfodera il suo alter ego, il signor Pasquali; costui per far la pace col suo avversario nella lite, gli dà in moglie la figlia del signor Bini.»