Ma il vecchio furbo incominciò dallo sgominare le mie idee, mettendo la catastrofe, cioè quella che io reputavo tale, propriamente fuori dell'uscio; perchè tutti potemmo leggere sulla soglia a caratteri molto visibili: Pasquali.

— Come! — esclamò Valente, allora non è il signor Bini....

Parendo a me che la scritta sulla soglia mi desse licenza di dir tutto quello che sapevo — risposi:

— È il signor Bini, e non è il signor Bini; perchè, come tu dicevi benissimo l'altro giorno, il signor Bini non è il signor Bini. Mi spiego: il tuo avversario nella lite, il misterioso compratore della tua Venere, il padre putativo della signora Chiarina, sono tre persone in una sola. Attenti — soggiunsi — vogliam ridere! —

E mentre le nostre donne ridevano sul pianerottolo, il campanello rise chiassosamente di là dall'uscio: poi l'uscio s'aprì, e comparve.... indovinatelo che non è difficile, comparve Marco, il solennissimo Marco, impassibile e dignitoso sotto la livrea nuova.

Ci guardammo in faccia, e tornammo a ridere, sperando di farne venir la voglia anche al servitore, il quale non si lasciò tentare, e c'introdusse in una «vasta e ricca sala, splendidamente illuminata» come nell'ultimo atto di una commedia allegra, in cui si fanno le nozze. Nel mezzo d'una parete si vedeva la Spuma del mare dell'amico Nebuli, fiancheggiata da due mie creature, le ultime che avevano lasciato la Mostra Permanente. Mi volsi con una gran paura d'incontrare la famiglia del pescatore nella parete opposta, e mi consolai non trovandocela. Almeno il mio Russo non aveva fatto per ridere!

Una verità dolorosa mi dicevano quelle due tele, ed è che vendere i quadri di genere non è poi tanto più facile a Milano che a Torino, come Annetta ed io ci eravamo messi in capo.

Un istante dopo entrò il signor Pasquali.

— Caro signor Bini, gli dissi....

— Signor Bini.... — ripetemmo tutti ridendo.