— Pasquali Bini ai loro comandi; rispose egli senza turbarsi — si accomodino; lei, figliola mia, segga in questa poltroncina a fianco dei babbo.... Perchè hanno da sapere, — proseguì, — che ho trovato una figlia.... eccola.... vuol venire nelle mie braccia, signora Chiarina?... no? ci verrà più tardi... —

Provammo ad interromperlo; non ci fu verso.

— Mi lascino dire; devono anche sapere che io sono un po' testereccio, voglio le cose a modo mio, e solitamente le cose non si fanno pregar troppo. Ora voglio che la signora Chiarina sia mia figlia, che mi chiami babbo, che mi dia del tu e ogni mattina un bacio.

— Ma lei non è mio padre! — osservò Chiarina.

— E che ne sa lei? Era forse al mondo la signorina quando accadde la cosa? Sappia che andrò all'ufficio dello Stato Civile, a dire che lei è mia figlia, e tutti lo crederanno; se lo chiamano Stato Civile è perchè ci è della gente garbata, incapace di dare una smentita ad un vecchio pieno di reumi e di rimorsi. Appena io l'abbia riconosciuta, lei si chiamerà Chiarina Pasquali, vedova Salvioni....

— Vedova! — esclamò Valente.

Ma il vecchio tirò dritto:

— Si chiamerà Chiarina Pasquali, e per mettersi in regola colla legge del sangue, incomincerà a volermi bene così (si toccava la prima falange d'un dito), poi così (toccava la seconda), poi un po' più, ed io ne avrò abbastanza; se col tempo mi vorrà adorare, mi lascerò dare dei vizii, e per farle piacere procurerò di stare al mondo il più possibile. No? tutto questo non le accomoda? e allora io me ne andrò presto, lasciandola erede del fatto mio.... Quanto a lei, signor Ferdinando, sa benissimo che siamo parenti.

— Lontani! — interruppi.

— Sì, lontani, ed è una fortuna per me ch'io non l'abbia perduto di vista; dunque mi farà la cortesia d'accettare la donazione, e non se ne parli altro.... —