Valente, dopo d'aver pagato il suo tributo all'ilarità comune, ridiventava pensoso.
— Che pensa?
— Penso che la sua è una burletta piena di grazia, ma che non posso permettere....
— Lei non ha nè da permettere, nè da impedire; lo domandi al suo avvocato; lei ha da star zitto; a suo tempo mi chiederà la mano di mia figlia.... e vedremo. —
Qui Valente fece un sospiro lungo, e la signora Chiarina abbassò il capo sul petto. Allora il vecchio si rizzò in piedi ed accostandosi ad un uscio, disse forte:
— Signor Salvioni, venga pure. —
A questo nome di Salvioni, Valente e Chiarina sollevarono la testa con titubanza. Anch'io ebbi un sospetto orribile, e come in un baleno vidi una commedia mostruosa e crudele; ma il signor Salvioni apparve, ed era la persona più innocua dell'universo, era il signor Salvioni da burla, era quello della piccina, della macchina da cucire, dell'appetito, della lettera che ci aveva messo indosso il famoso sgomento....
Il signor Pasquali Bini ce lo presentò come suo segretario.
— Indovino! — esclamò Valente. — È lui che ha scritto la letterina di ieri!?
— È lui, — aggiunsi, — che fa gli o col compasso, ed i g ad uncino!?... Oh niente di male sa?... signor Salvioni, continui pure a farli così....