«Ero solo, mi annoiavo; da molte settimane le gazzette, a cui sono associato, non mi portavano nessuna notizia curiosa; l'avvocato mi scriveva sempre lo stesso ritornello; a forza di sostenere che il vecchio Corvi era imbecillito, mi pareva che le gazzette, il mondo, l'avvocato ed io fossimo imbecilliti tutti senza saperlo, come probabilmente è accaduto al Corvi buon'anima.
«Vennero in buon'ora gli entusiasmi della Spuma del mare. Mattina, sera, notte le gazzette mi parlavano di Valente Nebuli; l'autore della Spuma era per tutti un grand'artista, per il mio avvocato soltanto continuava ad essere la parte avversaria.
«Mi saltò un ghiribizzo, vedere il capolavoro; vistolo, volli comprarlo, e quando mi fu detto che non era da vendere, volli conoscere la parte avversaria, e come l'ebbi conosciuta, m'innamorai di sua moglie.
«Mi parve di sentirmi un po' di sangue giovane nelle vene; volevo far questo, quello, quest'altro; che cosa non volevo io fare coi miei quattrini per rimediare al male che mi avevano fatto? Ma non si sta in tribunale tanti anni, non si perde un amico, la salute e l'eguaglianza d'umore per nulla; prima bisognava vincere la lite. Aspettai; intanto le cose si complicavano; finchè sospettavate di me, me la godevo; quando mi svelaste l'affanno vostro, mi affannai anch'io, finalmente i tribunali sentenziarono. L'ultimo atto della commedia vi è noto; lo scioglimento eccolo: Chiarina Pasquali, vedova Salvioni, ama il signor Nebuli, pittore — e viceversa; il babbo acconsente, fa la dote; nozze.»
Valente provò a ribellarsi; al solito, non voleva permettere, ma il vecchio Pasquali lo fece ammutolire con queste parole:
— Supponete che io sia morto — si apre il mio testamento, ereditate voi altri; se per caso rifiutate, eredita lo Stato, il quale non si fa scrupoli. Ora, invece d'un funerale, mettiamo un pranzo di nozze; lei, signor Valente, piglia la dote, e mi lascia vivere ancora un po'.... Io non ci vedo questo gran male.... —
Entrò Marco; si tenne un istante nel vano d'un uscio, poi spalancò le portiere.
E allora il signor Pasquali, curvando la lunga persona, si prese cavallerescamente a braccetto la signora Chiarina, che non sapeva trattenersi dal ridere per la contentezza. Valente diè il braccio a mia moglie, io venni in coda.
A tavola ne seppi ancora una: la figlioletta del Salvioni era entrata in un collegio, ben inteso portandovi l'amica sua, la macchina da cucire.
— Anzi, signor Ferdinando, la macchina è costata cento venti lire, — mi disse il vecchio, — lei mi deve sessanta lire. Non se ne dimentichi; glielo ricordi lei, signora Annetta, perchè suo marito è tanto disordinato! —