«PS. Se Giovanni Battista non conoscesse ancora bene tutte le lettere, ti raccomando di chiudere un occhio.»
Alla vigilia del Natale ebbi io l'incarico di acquistare i calzoncini ed il giubbetto di grosso panno bigio, e di provvedere uno scudo d'argento nuovo di zecca, che luccicasse come una stella.
Avevamo avvertito il portinaio, perchè mandasse Giovanni Battista da noi, ed al mattino, appena desta, Annetta mi disse:
— Chi sa se il piccino verrà?
— Se non venisse! — risposi.
Se non fosse venuto, mi avrebbe fatto dispiacere; ma venne; anzi fu premuroso, perchè mentre noi lo aspettavamo verso il mezzodì, alle nove del mattino egli saliva la scala. Fu la fantesca ad avvertirci che ci era una bella cosa da vedere; Annetta ed io andammo a metterci al finestrino, che guarda nel pianerottolo, e vedemmo il piccolo Giovanni Battista, il quale faceva salti poderosi per afferrare il cordone del campanello, senza riescirvi.
All'ultimo gli venne aperto, entrò. Mi parve che una nuova luce gli illuminasse la faccia, se non propriamente bianca, certo più chiara della prima volta, ma non per la nuova luce della scienza o della civiltà, come dissi per ischerzo ad Annetta, soltanto per questo, che Giovanni Battista si era lavato il muso rispettando le orecchie ed il collo.
Rideva il poverino, volendo così vincere la tremarella; ma aveva un bel fare, non era no un eroe — tutt'altro, — e bastò la vista d'un B maiuscolo (che doveva essere un suo implacabile nemico) a farlo timoroso d'aver perduto tutto l'alfabeto.
— Vediamo, — dissi, — non è difficile: che lettera è? Perchè non me lo vuoi dire?
— Erre — balbettò.