Ed ora sono nel mio diritto ripetendo che nel mondo si danno le combinazioni curiose.
Voi non immaginate nemmeno quanto sia nel mio diritto, ripetendo questo, perchè non sapete tutti i pensieri che ho fatto io sul caso e sulla combinazione.
Vediamo: non siete già di quelli che negano il caso?
No? bravissimi; il caso ci è, e bisogna fargli di cappello. Ma che cosa è il caso? È il disordine o l'ordine? Voi dite il disordine, perchè lo confondete coll'inaspettato e lo riferite alle facoltà limitate dell'uomo; io dico l'ordine, perchè ci ho pensato su, e lo piglio in sè stesso, e lo riferisco ad una serie di fatti di cui non mi rendo ragione, e lo ammiro nella sua stupenda simmetria. Spieghiamoci con un esempio: vi era una tegola sopra un tetto, ora non vi è più, perchè si stacca e cade; vi è un uomo che passa proprio in tempo per riceverla sul cranio. — Ecco il disordine, ecco il caso, voi dite, pensando che la tegola era fatta per istar sul tetto. — Ma chi ha consigliato a quell'uomo di uscire di casa proprio in quel minuto, di camminare di quel passo, di fermarsi quel tanto e non più dinanzi ad una bottega, e di passare per l'appunto sotto la perpendicolare tracciata dalla tegola?
E chi ha detto alla tegola di non perdere l'equilibrio (che è la pazienza delle tegole) finchè l'altro si trovasse nel piano della perpendicolare? La meravigliosa esattezza di questa serie di combinazioni è l'ordine, cioè il caso.
Vi sarete accorti che io sono un uomo ordinato, e che ci era in me la stoffa di un matematico; perciò vi farò stupire dicendovi che io sono anche un pittore — sissignori, pittore di ritratti e di genere ai vostri comandi, filosofo nelle ore d'ozio, che non sono molte, pur troppo! — non perchè mi piaccia molto l'ozio, ma perchè moltissimo mi piace la filosofia.
Ho trentatrè anni sonati, presi moglie a trenta per far le cose in regola; non ho figli. Il mio ideale era una progenitura simmetrica, un maschio ed una femmina, od il doppio, od il triplo, meglio che nulla. Annetta ed io non sappiamo che pensare; aspetta, aspetta, aspetta.... zero. — È un destino perverso; — dice lei; — io non fiato nemmeno, perchè mi spiace brontolare contro le cose che non capisco; ma se anche non è venuto, mi par di vederlo il primo paio; potrei farne il ritratto e metterlo in mostra colla scritta: dal vero.
Se vi dicessi che ho un gran talento, che sono un galantuomo, che il mio cuore è largo così, avreste ragione di mettervi a ridere e di non darmi retta; ma quando vi abbia detto che ho il naso grosso, gli occhi bigi, i capelli che tirano al biondo e non vogliono star fermi, che sono lungo, sottile e diritto come il manico d'un pennello, spero che non mi chiederete le prove.
Ed ora che mi sono dato a conoscere il tanto che basta per aver diritto di contarvi la storiella, mi ci metto proprio e vi prego di starmi a sentire.
Avevo dunque lasciato appena quel quartierino al terzo piano, e me n'andavo per la via a capo basso, distribuendo in bell'ordine le camere ed i mobili..., studiolo, tinello, stanza da letto, cucina, gabinetto per la fantesca.... benissimo.... il cavalletto in faccia alla finestra, i modelli, i ferravecchi del mestiere in giro, un tavolino nel mezzo, la poltroncina filosofica per i quarti d'ora d'ozio, nella parete sopra la poltroncina la pipa, accanto alla pipa il cassettino degli zolfanelli.... Io vedevo tutto ciò mano mano che si disponeva simmetricamente sul lastrico del marciapiedi; il quartierino con tutti i nostri mobili così ordinati mi camminava dinanzi precedendomi d'un passo.... quando un'idea nuova fermò tutte le altre ed il quartierino e me stesso. Mi volsi. — È lui! — mi aveva detto quell'idea; ed ora guardandolo alle spalle, esaminandone meglio la statura, le mosse, ripetevo dentro di me: — è proprio lui, Valente! — In un baleno vidi i portici di Torino, l'Università disertata per l'Accademia Albertina, la scuola di disegno, i modelli barbuti e le modelle famose, la Geltrude dalle belle braccia che si sarebbero potute attaccare alla Venere di Milo; la Marietta, che aveva due spalle da Giunone, la Nina la cui unica bellezza erano le mani piccolissime, la Bianca che.... lasciamo stare la Bianca. Io vidi tutto ciò in processione dietro i calcagni di Valente, il quale se ne andava del suo passo solito; e sebbene da due giorni soltanto avessi lasciato Torino per venire a cercare la fortuna in Milano, sentii che il cuore faceva lo scampanío. Il mio cuore fa sempre a modo suo, senza mai chiedermi il permesso — lo dico perchè non si creda che io fossi già pentito d'aver lasciato Torino, le spalle della Marietta, le manucce della Nina, le braccia della Geltrude e le altre bellezze della Bianca. — No, al contrario allora più che mai ero contento della mia deliberazione, e sarei corso dietro a Valente per fermarlo e dirgli che avevo trovato un bel quartierino che mi faceva felice, se egli non avesse avuto al fianco una signora. Una signora piuttosto piccina, che faceva i passi lunghi per camminare in cadenza, ed appoggiava un pochino la testa al braccio del suo cavaliere; una signorina elegante e senza dubbio bella. Ora io sono un po' timido colle signore giovani e belle; non è la parte più invidiabile della mia natura, ma non ci è che fare — sono così.