— Lo so che cosa dice il proverbio; ma ciò che ti devo dire io mi pesa; non lo posso sopportare da me solo; la responsabilità è troppo grave; la spartiremo in due.... Ti accomoda? Mi darai un consiglio....
— Certo.... —
Ma in quella si aprì l'uscio ed apparve a' miei occhi sbigottiti il più bizzarro spettacolo che si possa immaginare: una signora bianca bianca, che teneva per mano un'ombra, no, una cosuccia nera, no, un'inezia animata e nera, con due occhi di porcellana in mezzo ad una faccia di carbone. Tutta la mia rettorica fu messa a cimento: io vidi ad un tratto l'Alba ed il figliuolo della Notte; Proserpina costretta a far da mamma ad un marmocchio di primo letto di Plutone; la luce meridiana fatta persona, che si tirava dietro la sua ombra tozza e sbilenca, e non so quante altre cose vidi nella signora Chiarina, che dava mano a quello spazzacamino.
La vaghissima donna doveva fare uno sforzo perchè il piccino si faceva un po' tirare.
— Guardatelo, — diceva essa — guardatelo come è bellino; con questa sua casacca a brandelli, che lo ingrossa, è più largo che lungo..... Guardatelo, non è vero che è bellino?
Annetta anch'essa guardava con occhio tra pietoso e meravigliato, sorridente.
— Sì, è bello, è bellissimo. —
Io non dissi nulla, perchè concepivo il mio capolavoro.
Allora la padrona di casa abbandonò la sua piccola preda, che barcollò tutta; e chinandosi per mettere il suo viso da Madonna in faccia al musetto vergognoso del bimbo:
— Vediamo — gli disse con un accento che era una carezza, — vediamo un po', come ti chiami? —